Fiscalità · Guida 2026

Aprire la partita IVA da psicologo

I passaggi nell'ordine giusto, i costi veri del primo anno e gli errori che costano cinque anni. Verifica sempre con il tuo commercialista.

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Il momento in cui si apre la partita IVA è quasi sempre lo stesso: c'è un primo paziente vero, o una collaborazione che sta per iniziare, e improvvisamente una cosa che sembrava lontana va fatta entro trenta giorni. Si cercano informazioni di corsa, si trovano numeri che non tornano fra loro, e si finisce per decidere sulla base di quello che ha fatto un collega.

Vale la pena fermarsi mezz'ora e capirlo davvero, perché due o tre scelte fatte adesso — il regime, il momento dell'iscrizione all'ENPAP, a chi fatturi il primo anno — hanno conseguenze che durano cinque anni.

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I passaggi, nell'ordine giusto

1. Iscrizione all'Albo. È il prerequisito: senza iscrizione all'Ordine regionale non si esercita. Costa una tassa di concessione governativa di 168 euro più 16 euro di bollo sulla domanda, una tantum.

2. Apertura della partita IVA. Modello AA9/12, da presentare entro trenta giorni dall'inizio dell'attività. Si può fare via PEC a una Direzione Provinciale dell'Agenzia delle Entrate, di persona su appuntamento, per raccomandata, oppure telematicamente con il software gratuito dell'Agenzia — da soli o tramite un intermediario. L'apertura in sé non costa nulla.

3. Iscrizione all'ENPAP. Qui c'è il punto che sfugge di più. L'obbligo scatta quando si verificano insieme due cose: sei iscritto all'Albo e hai incassato il primo compenso, anche occasionale. Da quel momento hai novanta giorni per iscriverti. La decorrenza è retroattiva al 1° gennaio dell'anno. Chi tarda paga 20 euro se si mette in regola entro il 30 marzo dell'anno successivo, 100 euro dopo.

Attenzione al rovescio: la sola apertura della partita IVA, senza incassi, non fa scattare l'obbligo. E, viceversa, il primo incasso lo fa scattare anche senza partita IVA.

4. PEC. Obbligatoria per i liberi professionisti e richiesta già nella domanda ENPAP. Va comunicata all'Ordine, pena la sospensione dall'Albo. Diversi Ordini regionali la offrono gratuitamente in convenzione: prima di comprarla, controlla il sito del tuo.

5. La fatturazione. Verso i pazienti privati, per le prestazioni sanitarie, la fattura elettronica è vietata — e dal 2025 il divieto è permanente, non più una proroga annuale. Si emette cartacea o PDF e si inviano i dati al Sistema Tessera Sanitaria. La fattura elettronica resta obbligatoria per le prestazioni non sanitarie e verso soggetti con partita IVA, enti e Pubblica Amministrazione.

Il codice ATECO è cambiato: 86.93.00

Dal 1° aprile 2025 il vecchio 86.90.30 è stato sostituito da 86.93.00 — "Attività di psicologi e psicoterapeuti, esclusi i medici". È un codice unico: non ne esiste uno separato per lo psicoterapeuta, e non va cambiato quando ti specializzi. Chi aveva già la partita IVA non ha dovuto comunicare nulla, la conversione è stata automatica; ma se stai aprendo ora, è questo il codice da indicare.

Quanto costa il primo anno, voce per voce

VoceImporto
Modello AA9/120 €
Tassa concessione governativa + bollo (una tantum)168 + 16 €
Quota annuale Albo regionale~70-175 €, varia per regione e anzianità
ENPAP soggettivo10% del reddito netto, min. 856 €
ENPAP integrativo2% dei compensi lordi, min. 66 € (lo addebiti al paziente)
ENPAP maternità~130 €
Commercialista (forfettario)~300-1.000 €/anno
PEC0-25 €/anno (spesso gratuita in convenzione con l'Ordine)
Gestionale e invio dati TS0-150 €/anno
RC professionale~50-250 €/anno, con convenzioni ENPAP per neo-iscritti

Le quote d'Albo variano parecchio: Lazio e Lombardia 140 euro con riduzione a 70 per i primi anni, Veneto 150 con riduzione a 75 nei primi tre, Toscana 165, Emilia-Romagna 140. Verifica sul sito del tuo Ordine, perché anche le condizioni di riduzione cambiano.

Un'informazione che quasi nessuno usa: l'ENPAP offre agli iscritti una consulenza fiscale gratuita, oltre a convenzioni su RC professionale e software. Prima di comprare qualcosa, guarda la sezione convenzioni.

Le riduzioni ENPAP per chi comincia

Il minimo del contributo soggettivo — 856 euro — si riduce in tre casi, da richiedere nella comunicazione reddituale:

  • 286 euro (un terzo) se sei iscritto all'ENPAP da non più di tre anni;
  • 428 euro (metà) se nell'anno hai svolto anche lavoro dipendente, anche part-time;
  • 172 euro (un quinto) se il reddito netto professionale è sotto i 1.712 euro.

Con un'avvertenza che genera delusioni: la riduzione vale solo sul minimo. Se il 10% del tuo reddito netto supera il minimo ridotto, paghi il 10%. La riduzione serve a chi guadagna poco, non a chi guadagna normalmente.

C'è poi una tolleranza utile: acconto e saldo possono essere versati fino a 150 giorni oltre la scadenza con soli interessi (0,375% mensile), senza comunicare nulla. Le scadenze sono il 1° marzo per l'acconto e il 1° ottobre per comunicazione reddituale e saldo — e chi si è iscritto di recente è esonerato dall'acconto e versa tutto a ottobre.

Il regime forfettario e il 5% dei primi cinque anni

Se apri ora, quasi certamente parti in forfettario: soglia di 85.000 euro di compensi incassati, coefficiente di redditività del 78%, e imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque periodi d'imposta invece che al 15%.

Le condizioni per il 5% sono tre, e la seconda merita attenzione: l'attività non deve essere mera prosecuzione di qualcosa che facevi già come dipendente o autonomo. La valutazione è sostanziale — stessa clientela, stesse competenze, stesso contesto. Se esci da un centro clinico dove eri dipendente e continui a vedere gli stessi pazienti nella stessa struttura, il 5% salta. E se fatturi in prevalenza al tuo ex datore di lavoro entro due anni, salta anche il forfettario.

Non è un cavillo: è la differenza fra pagare il 5% e il 15% per cinque anni. Se sei in questa situazione, parlarne con un commercialista prima di aprire vale ogni euro che costa.

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La leggenda dei 5.000 euro

Circola l'idea che sotto i 5.000 euro l'anno si possa lavorare senza partita IVA e senza dover niente a nessuno. È falsa in due modi diversi.

Primo: i 5.000 euro sono una soglia previdenziale INPS, non fiscale. Sotto quella cifra la Gestione separata non chiede contributi. Non dice nulla su quando serve la partita IVA.

Secondo: fiscalmente conta la natura della prestazione, non l'importo. Se il lavoro diventa periodico o continuativo — anche un solo paziente visto ogni settimana — la partita IVA serve, anche se incassi duemila euro l'anno.

E poi c'è la parte che riguarda solo noi: l'ENPAP chiede i contributi anche sulle prestazioni occasionali, senza alcun limite di importo o di numero. Non esiste una soglia sotto la quale sei fuori.

Se hai anche un lavoro dipendente

Si può, ed è la situazione di moltissimi psicologi che iniziano. Il limite: i redditi da lavoro dipendente o assimilati dell'anno precedente non devono superare i 35.000 euro — soglia confermata anche per il 2026. Se il rapporto è cessato, il limite non si applica. Resta il divieto di fatturare in prevalenza al proprio datore di lavoro attuale o degli ultimi due anni.

In compenso, avere un lavoro dipendente ti dà diritto alla riduzione ENPAP a 428 euro.

Un esempio: primo anno, 12.000 € di compensi

VoceImporto
Compensi incassati12.000 €
× 78% → imponibile9.360 €
ENPAP soggettivo 10%936 €
ENPAP integrativo 2% (addebitato ai pazienti)240 €
ENPAP maternità~130 €
Imposta sostitutiva 5%~415-468 €
Albo, commercialista, RC, gestionale~720-900 €
Netto stimato~9.200-9.500 €

Fuori da questo conto restano affitto dello studio, supervisione e formazione — che nel forfettario, ricordiamolo, non si deducono.

Guardando i numeri si capisce una cosa che vale la pena dire chiaramente: il primo anno il peso non sta nelle tasse, che sono poche, ma nei costi fissi. Poco più di mille euro di minimi contributivi e altrettanti di costi di struttura arrivano comunque, anche se lavori poco. È la ragione per cui conviene aprire quando l'attività c'è davvero, non "per farsi trovare pronti".

Gli errori che vediamo più spesso

Usare ancora il vecchio ATECO in dichiarazione. Credere che sotto i 5.000 euro non si debba nulla. Non iscriversi all'ENPAP entro novanta giorni dal primo incasso. Emettere fattura elettronica a un paziente privato. Aprire "in prosecuzione" di un rapporto precedente e perdere il 5%. Chiedere la riduzione ENPAP aspettandosi di pagare meno anche quando il 10% supera il minimo. Dimenticare di comunicare la PEC all'Ordine.

E uno che non è un errore tecnico ma pesa più di tutti: rimandare la parte amministrativa finché non diventa un'emergenza. Le scadenze di questo mestiere sono poche e prevedibili — l'acconto di marzo, il saldo di ottobre, l'invio al Sistema TS di febbraio. Metterle in calendario il primo giorno costa dieci minuti e toglie un rumore di fondo che dura anni.

Fonti ufficiali: Agenzia delle Entrate · ENPAP · verifica quote e requisiti sul sito del tuo Ordine regionale.

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La sequenza nell'ordine giusto — Albo, Agenzia delle Entrate, ENPAP, PEC, prima fattura — con tempi, costi e la trappola dell'obbligo ENPAP. Te la mandiamo via email.

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Ultimo aggiornamento: 24 luglio 2026. Alcune voci di costo — premi RC professionale, onorari del commercialista, tempi di attribuzione della partita IVA — sono range di mercato, non dati ufficiali: verificali sui preventivi reali. L'importo del contributo di maternità ENPAP indicato è quello pubblicato dall'ente per il 2025. Questo articolo è divulgazione, non consulenza fiscale: per la tua situazione parlane con un commercialista, o usa la consulenza fiscale gratuita che ENPAP offre agli iscritti.