Fiscalità · Guida 2026

Regime forfettario per psicologi 2026

Come funziona davvero, quanto si paga con i numeri veri e quando smette di convenire. Le norme cambiano: verifica sempre con il tuo commercialista.

← Tutte le guide

Quasi tutti gli psicologi liberi professionisti in Italia lavorano in regime forfettario, e quasi nessuno sa dire con precisione quanto gli costa. Non è distrazione: è che il forfettario sembra semplice — una percentuale, un'aliquota, fine — e proprio per questo si smette di guardarlo. Poi arriva l'anno in cui lo studio ha una stanza in affitto, la supervisione mensile e un master in corso, e quella semplicità inizia a costare parecchio.

Vediamo come funziona davvero nel 2026, con i numeri, e soprattutto quando smette di convenire.

📄 C'è anche una scheda stampabile — sono ancora in forfettario? — ricevila via email, è gratis.

Le soglie: 85.000 e 100.000

Nel 2026 il limite per entrare e restare nel forfettario è di 85.000 euro di compensi incassati nell'anno precedente. Il criterio è di cassa, ed è il primo punto su cui si sbaglia: conta quello che hai incassato, non quello che hai fatturato. Una fattura di dicembre pagata a gennaio appartiene all'anno dopo.

Sopra quella soglia ci sono due strade diverse:

  • fra 85.000 e 100.000 euro resti forfettario per l'anno in corso ed esci dal 1° gennaio successivo;
  • oltre 100.000 euro esci subito, nell'anno stesso, con l'IVA dovuta a partire dall'operazione che ha superato il tetto.

Se hai aperto la partita IVA in corso d'anno, la soglia si ragguaglia ai giorni di attività: con 305 giorni diventano circa 71.000 euro.

Il coefficiente: 78%, e il codice ATECO è cambiato

Nel forfettario non si deducono i costi reali: si applica ai compensi un coefficiente di redditività che varia per attività. Per gli psicologi è 78%. Tradotto: il fisco presume che il 22% dei tuoi compensi se ne vada in spese, e su quel 22% non discute — che tu ne abbia spese di più o di meno.

Attenzione al codice ATECO, perché è cambiato e molti usano ancora il vecchio. Dal 1° aprile 2025 il codice 86.90.30 è stato sostituito da 86.93.00 — "Attività di psicologi e psicoterapeuti, esclusi i medici". È un codice solo: non serve cambiarlo quando da psicologo diventi psicoterapeuta. Chi aveva già la partita IVA non ha dovuto comunicare nulla, la conversione è stata automatica, ma nelle dichiarazioni va indicato il nuovo.

L'aliquota: 5% o 15%, e il quinquennio non parte da dove pensi

L'imposta sostitutiva è del 15%, e sostituisce IRPEF e addizionali regionali e comunali. Per i primi cinque periodi d'imposta scende al 5%, a tre condizioni: non aver esercitato attività d'impresa o professionale nei tre anni precedenti; che la nuova attività non sia mera prosecuzione di qualcosa che facevi già come dipendente o autonomo; e, se prosegui l'attività di qualcun altro, che i suoi ricavi dell'anno prima non superassero gli 85.000 euro.

Qui c'è un dettaglio che costa caro a chi lo scopre tardi: il quinquennio decorre dall'apertura della partita IVA, non dall'ingresso nel forfettario. Chi apre in regime ordinario e passa al forfettario dopo due anni non recupera quei due anni — e secondo l'Agenzia delle Entrate non ha diritto al 5% affatto, perché l'agevolazione spetta a chi applica il forfettario fin dall'inizio.

La seconda condizione, quella sulla "mera prosecuzione", è la più insidiosa per chi viene da un centro clinico. La valutazione è sostanziale: stessa clientela, stesse competenze, stesso contesto. Se lasci un centro da dipendente e apri la partita IVA continuando a vedere gli stessi pazienti nella stessa struttura, l'agevolazione salta — e in più scatta una causa di esclusione se fatturi in prevalenza al tuo ex datore di lavoro entro due anni.

Il calcolo, passo per passo

Quattro passaggi, in quest'ordine:

  1. Compensi incassati nell'anno.
  2. × 78% = reddito imponibile lordo.
  3. − contributi ENPAP obbligatori versati nell'anno (anche qui per cassa: conta il versamento, non la competenza).
  4. × 5% o 15% = imposta sostitutiva.

Sul terzo punto si concentra l'errore più diffuso. Dei contributi ENPAP solo il soggettivo (10%) e quello di maternità sono deducibili. Il contributo integrativo del 2% non lo è, perché non è un tuo costo: è una rivalsa che addebiti al paziente in fattura e giri all'ente. Per la stessa ragione non concorre al tuo reddito e non entra nel conteggio degli 85.000 euro. Vedi la guida dedicata al contributo integrativo ENPAP 2%.

Due esempi con i numeri veri

Psicologa, 25.000 € incassati, terzo anno (aliquota 5%)

VoceImporto
Compensi incassati25.000,00
× 78% → imponibile lordo19.500,00
− ENPAP soggettivo 10%−1.950,00
Imponibile netto17.550,00
Imposta sostitutiva 5%877,50
ENPAP integrativo 2% (addebitato al paziente)500,00
Contributo di maternità~130,00

Netto stimato: circa 22.040 €. Con l'aliquota al 15% — cioè dal sesto anno — l'imposta salirebbe a 2.632,50 € e il netto scenderebbe intorno ai 20.290 €.

Psicoterapeuta, 60.000 € incassati, oltre il quinto anno (aliquota 15%)

VoceImporto
Compensi incassati60.000,00
× 78% → imponibile lordo46.800,00
− ENPAP soggettivo 10%−4.680,00
Imponibile netto42.120,00
Imposta sostitutiva 15%6.318,00

Netto stimato: circa 48.870 €. Prelievo effettivo complessivo fra imposta e contributi propri: 18,3% sui compensi lordi. È un dato che vale la pena tenere a mente quando qualcuno dice che i professionisti "pagano il 15%": il 15% è l'aliquota, non il prelievo.

Entrambi gli esempi sono a regime e semplificati. Il primo anno il conto è diverso, perché si versa solo il minimo contributivo e la deduzione per cassa è quasi nulla.

Quanto ti resta davvero?

Metti quanto hai incassato nell'anno e vedi il conto voce per voce: coefficiente, ENPAP soggettivo, imposta e il netto che ti rimane. Gli stessi numeri di questa pagina, calcolati sui tuoi. Nessuna registrazione.

Calcola quanto ti resta Calcola una fattura

Cosa nel forfettario non si fa (e cosa si perde)

Non c'è IVA in fattura, né detrazione dell'IVA sugli acquisti. Sulle prestazioni cliniche questo cambia poco, perché sono comunque esenti IVA in ogni regime: uscire dal forfettario non ti fa "recuperare l'IVA", ed è un equivoco che gira parecchio.

Non c'è ritenuta d'acconto, e la relativa dicitura in fattura è obbligatoria. Non ci sono gli ISA.

E soprattutto non ci sono costi deducibili analitici: affitto dello studio, supervisione, psicoterapia personale, formazione, software, commercialista, cancelleria — tutto è già considerato dentro quel 22%. Allo stesso modo si perdono le detrazioni e deduzioni IRPEF personali: mutuo, spese mediche, figli, ristrutturazioni. Se non hai altri redditi IRPEF da cui scalarle, spariscono. È spesso questo, più dei compensi, a rendere il forfettario svantaggioso.

Quando conviene uscirne

Cinque situazioni concrete, in ordine di frequenza:

  • Le spese reali superano il 22% dei compensi. È il caso tipico dello psicoterapeuta in formazione o con studio strutturato: stanza in affitto, supervisione continuativa, analisi personale, scuola di specializzazione. Sono facilmente 8.000-12.000 euro l'anno, che su 30.000 di compensi valgono molto più del 22% presunto.
  • Hai molte detrazioni IRPEF personali e nessun altro reddito. Un mutuo prima casa più due figli a carico possono valere più dell'intero risparmio del forfettario.
  • Sei stabilmente sopra gli 85.000 euro.
  • Devi fare investimenti rilevanti — allestire uno studio, comprare attrezzatura — che nel regime ordinario ammortizzeresti.
  • È scattata una causa di esclusione: partecipazione a uno studio associato, controllo di una società che fa attività riconducibile alla tua, o redditi da lavoro dipendente sopra la soglia. Su quest'ultimo punto: per il 2026 la soglia resta 35.000 euro, confermata dalla Legge di Bilancio 2026. Salvo nuovi interventi, dal 2027 dovrebbe tornare a 30.000.

Gli errori che vediamo più spesso

Emettere fattura elettronica a un paziente privato: non solo non è obbligatorio, è vietato. Contare i compensi fatturati invece che incassati. Dedurre il 2% integrativo. Portare in deduzione la supervisione. Dimenticare l'acconto ENPAP di inizio marzo. Usare ancora il vecchio ATECO 86.90.30.

E il più costoso di tutti: non ricalcolare mai. Il forfettario è una scelta che si fa una volta e si porta avanti per anni senza rifare i conti — mentre lo studio cambia, le spese crescono e la convenienza si sposta. Rifare quel calcolo una volta l'anno, a gennaio, richiede venti minuti.

Fonte ufficiale: Agenzia delle Entrate · verifica soglie e requisiti aggiornati con il tuo commercialista.

Scarica la checklist: sono ancora in forfettario?

Le due soglie e cosa succede davvero al superamento, il calcolo dell'imponibile passo per passo e tutte le cause di esclusione da controllare. Te la mandiamo via email.

Riceverai anche le nostre guide fiscali e le novità del prodotto — niente spam, disiscrizione con un clic (Privacy Policy).

Se le fatture le fai ancora a mano, con ENPAP e bollo calcolati a occhio: PsicoVoice li calcola da solo e il piano gratuito non scade. Entra nella beta gratuita o prova il calcolatore.

Ultimo aggiornamento: 24 luglio 2026. Due dati sono in movimento: l'importo esatto del contributo di maternità ENPAP per il 2026 (l'ente indica 130 € per il 2025) e la riforma contributiva approvata dagli organi ENPAP nell'aprile 2026 — soggettivo dal 10% al 15% fra il 2027 e il 2031, integrativo dal 2% al 4% dal 2027 — che attende ancora l'approvazione dei ministeri vigilanti (ne parliamo nella guida Riforma ENPAP 2027). Per il 2026 le aliquote restano 10% e 2%. Questo articolo è divulgazione, non consulenza fiscale: per la tua situazione parlane con il commercialista (l'ENPAP offre agli iscritti anche una consulenza fiscale gratuita).