Consenso informato con minori e coppie

Di Alberto Del Bove, psicologo psicoterapeuta

Professione, guida 2026 · aggiornata il

Quando le persone sono due, o chi hai davanti non può firmare per sé, la domanda è una sola: chi deve dire di sì. Conviene rispondere prima del primo colloquio.

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Con un adulto che viene da solo il consenso informato è un gesto quasi lineare, perché gli spieghi cosa farete insieme, come tratterai i suoi dati, e lui firma. Le cose si complicano quando le persone sono due, oppure quando chi siede davanti a te non può firmare per sé. Sono due situazioni molto diverse, che hanno però una domanda in comune, cioè chi deve dire di sì, e a cui conviene rispondere prima del primo colloquio, non dopo.

Con un minore firmano i genitori, tutti e due

L'articolo 31 del Codice Deontologico subordina le prestazioni a persone minorenni al consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela, con le eccezioni limitate previste dallo stesso articolo. Quando i genitori sono due, il consenso va raccolto da entrambi, e anche se uno dei due accompagna il ragazzo e l'altro non si vede mai la firma di uno solo di regola non basta.

Nella pratica le situazioni che mettono in difficoltà sono quelle in cui un genitore è irreperibile, i genitori sono separati e in disaccordo, oppure c'è un tutore nominato dal giudice. Sono casi in cui vale la pena fermarsi, documentare cosa è successo e, se serve, chiedere un parere all'Ordine, perché un percorso cominciato con un consenso incompleto è un percorso esposto.

Il ragazzo, intanto, non è un soggetto muto. Spiegargli con parole sue cosa farete, cosa resta nella stanza e in quali casi il segreto cede è parte del lavoro, anche quando a firmare sono altri.

Con una coppia firmano tutti e due, ciascuno per sé

In una terapia di coppia le persone in stanza sono due, e ciascuna ha i suoi diritti. Il consenso al trattamento e quello al trattamento dei dati si raccolgono da entrambi, e ognuno può revocarlo per sé. Lo stesso vale per scelte che sembrano tecniche e non lo sono, come l'opposizione all'invio delle spese al Sistema Tessera Sanitaria, che è un diritto di chi intesta la fattura e non della coppia.

C'è poi una questione che si nota solo quando capita. Un questionario di coppia lo compila una persona, e la restituzione va a chi lo ha compilato, non all'altro partner né alla coppia in blocco: una risposta pensata per sé, letta dall'altro, può fare danni che nessun consenso aveva previsto.

Una regola che aiuta in tutti e due i casi

Prima di mandare qualsiasi cosa, un consenso da firmare, un questionario, una restituzione, chiediti a chi stai scrivendo. Con un minore la risposta è chi ne ha la responsabilità; con una coppia è la persona a cui quel documento appartiene. Sembra ovvio, ma è la domanda che salta per prima quando gli invii partono in automatico.

In PsicoVoice la scheda di un minore porta i suoi tutori, e quando mandi i documenti da firmare li ricevono loro, ciascuno col suo link; se a uno manca l'email, te lo diciamo prima dell'invio. In una scheda di coppia firmano i due partner, ognuno per sé, e per ogni questionario scegli chi lo compila, così la restituzione arriva solo a quella persona. Il modello del consenso informato è già pronto, con i tuoi dati. Accedi gratis.

Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2026. Non è una consulenza legale: questa guida racconta le regole generali e come le applica PsicoVoice, e per i casi difficili confrontati con il tuo Ordine o con un legale. Fonte: Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, art. 31.